sabato 14 ottobre 2017

Neurobioetica e Transumanismo, sintesi della prima lezione

Riprendiamo la sintesi di Giulia Bovassi relativa alla lezione d'apertura del 29 settembre 2017 del Corso di Perfezionamento in Neurobioetica, “Neurobioetica e Transumanismodell'Ateneo PontificioRegina Apostolorum

AbstractSi è svolta nel pomeriggio di venerdì 29 settembre la lezione d'apertura al primo Corso di Perfezionamento in Neurobioetica, Neurobioetica e Transumanismo, dal titolo “Post e trans-umano: una questione antropologica”. L'intero programma dedicherà i suoi appuntamenti  all'approfondimento del tema principale, considerandone proficua l'interdisciplinarità. L'avvio dei lavori ha gettato le basi per un rapido confronto con problematiche scientifiche calde e attuali, insieme agli interrogati etici, antropologici, che le accompagnano.

Direttore della Cattedra UNESCO
in Bioetica e Diritti Umani
Venerdì 29 settembre alle ore 17:00 ha preso avvio, presso l'Aula Magna dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (APRA), il primo Corso di Perfezionamento in Neurobioetica, Neurobioetica e Transumanismo, inaugurato con una tavola rotonda d'apertura, presieduta da P. Alberto Carrara, coordinatore del Corso, nonché del Gruppo interdisciplinare di ricerca in Neurobioetica (GdN). Un primo incontro dal titolo “Post e trans-umano: una questione antropologica”, introdotto dal Direttore della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani, il giurista prof. Alberto García, il quale ha messo in luce la natura stessa dell'iniziativa accademica e, insieme, l'urgenza di ripristinare un dibattito, in questo intreccio fitto fra innovazione tecnologica e culturale, sulla valenza terapeutica delle applicazioni a confronto con un tema molto dibattuto quale lo human enhancement, dibattito che richiede la collaborazione di discipline fra loro interconnesse nelle insenature del Postumano.  

Alla presentazione del Corso, organizzato in collaborazione non solo con la Cattedra UNESCO, ma anche con l'Istituto Scienza e Fede, hanno fatto seguito tre differenti voci: il dott. Claudio Bonito, con un intervento intitolato “Postumanesimo: una questione antropologica”, apripista sulla questione umana al cospetto del Postumano; il coordinatore P. Alberto Carrara, con una panoramica introduttiva completa su “Il Progetto Immortalità 2045: dal corpo transumano al trapianto di testa”; la dott.ssa Giulia Bovassi, autrice del testo “L'eco della solidità. La nostalgia del richiamo tra antropologia liquida e postumanesimo” (IF PRESS, 2017) presentato con una riflessione provocatoria “Quanto è troppo? La liquefazione dell'identità per la solidità di molti possibili”.

La tavola rotonda dello scorso venerdì non solo ha fornito criteri di orientamento sulla direzione contenutistica da intraprendere (e mantenersi) durante l'iter formativo proposto dal Corso e, in generale, esteso d'ora in avanti alle attività del GdN, ma ha equipaggiato l'uditorio di preziosi spunti di riflessione forniti dalle varie discipline chiamate in causa, con i quali muovere i primi passi verso la vetta del tanto atteso e temuto trapianto di testa (il cui appuntamento fissato per il prossimo dicembre), giungendo a cime ancora più alte, quali il Progetto Immortalità 2045. Fin dalle prime battute, il Direttore Alberto García, ha sottolineato la delicatezza delle sfide giunte alla nostra attenzione insieme al vagone del Postumano e del Transumano, in particolare il valore terapeutico delle nuove tecnologie a confronto con il potenziamento (cognitivo, motorio, emotivo, etico, estetico, ecc..), lo human enhancement, che ci interrogano sull'intenzionalità, sulla finalità di quell'agire umano in un dialogo fra scienza, tecnologia, ragione e fede, in un linguaggio-ponte fra le diversità. La possibilità del postumano ci chiede in quale rapporto potranno soggiacere “normali” e super-umani. Quale sarà il legame fra trans-umano e me stesso, “solamente” umano? Quali regole di convivenza sociale tra super uomini e noi? Evidente la necessità di armonizzare l'etica universale dei diritti umani, altrettanto evidente l'interesse della Cattedra UNESCO nel supportare l'approfondimento e l'incontro di posizioni talvolta antitetiche, in un lavoro che sia perseguito in vista del bene comune, ricordando la dignità e il fondamentale rispetto per la persona nella sua integralità, anche nell'oggetto di studio delle “neuroscienze che amano la persona umana”.

Il professore Claudio Bonito propone una specificazione filosofica del tema, a cominciare dal tentativo postumanista di costituire una «nuova antropologia, la cui origine il venir meno della solidità di tutti quei concetti sui quali oggi si fondano le definizioni identitarie di uomo e di umanità». Da un terreno culturale favorevole, molti hanno tratto le potenzialità per attivare questa rivoluzione antropologica la cui prima tappa è stata rendere l'uomo oggetto di studio e, successivamente, derivarne la finitudine, condizione da superarsi decentrando l'uomo. La tecnica assolve questo spostamento che richiama il diverbio fra naturale e artificiale, spingendo gli uomini al di là, costringendoli a ri-definirsi. Postumano e transumano mirano al miglioramento (anche in termini evolutivi) e al superamento della costituzione umana limitata dalla corporeità, ostacolo che scienza e tecnica possono rimuovere (enhancement; mind uploading; bionica, sono degli esempi). Qui l'approssimarsi della tecnica all'umano diventa radicale. Come sottolineato da C. Bonito, nell'affrontare la questione occorre evitare catastrofismi tecnofobici considerandone anche i risvolti positivi, non trascurando la storica relazione che da sempre l'uomo ha intessuto con la tecnica, tenendo presente -usando le parole di Mons. Galantino- che «attraverso una filosofia dinamica dell'essere il lavoro degli intellettuali del nostro tempo potrà contribuire alla vigilanza sulla persona e alla sua custodia».

Favorendo la metodologia interdisciplinare volta al benessere della persona e sforzando un contatto il più possibile critico, il prof. A. Carrara approfondisce aspetti scientifici e pratici delle teorizzazioni post e trans-umane, in una panoramica a 360° fra positività e negatività. In particolare, il docente sviscera le motivazioni a sostegno del fatto che, l'agognato buon esito del cosiddetto “trapianto di testa”, rappresenterebbe il primo traguardo transumanista. Il dualismo, oggigiorno imperante, fra mente-corpo, radicalizzato nell'immaginario di menti disincarnate, riporta tutto il complesso nodo dell'identità personale all'ambiguità del corpo. In una rapida sequenza di chiarificazione terminologica, si accerchia l'essenza del transumanismo quale «movimento che vuole che l'uomo prenda in mano la propria evoluzione biologica tramite l'uso della tecnologia» calato nel mito della vita eterna e dell'immortalità, cui antagonista la difficoltà intima generata dalla morte dell'altro. L'immagine utilizzata nella promozione del Progetto 2045 richiama la fluidità, il movimento, tipici degli scenari postumanisti, rinvia alla stessa fase storica originaria del postumanesimo, ovvero quel periodo attratto dal superamento dell'antropocentrismo, oltre la terapia e oltre l'umano. Il Progetto 2045, preso dal professore come caso emblematico, è stato lanciato da Dimitry Istkov, come momento in cui «l'uomo diventerà immortale» gradualmente, attraversando quattro fasi Avatar scandite nel tempo. 

Tutto nacque dal concetto di “superamento tecnologico”, teorizzato nel 1965 da uno dei più grandi transumanisti contemporanei, Raymond Kurzweil, direttore esecutivo tecnologico di Google, che riassume in Singularity (Singolarità tecnologica). Dimitry Istkov fonda un movimento transumanista globale, presentando negli Stati Uniti un progetto russo, che egli aveva già iniziato, di prolungare/estendere in maniera radicale la vita umana, progressivamente, fino all'ultimo step: trasferire la mente propria, la personalità, in un sostrato non più deperibile, creando per l'umanità un nuovo paradigma tanto scientifico quanto filosofico, conformando la struttura sociale e l'assetto valoriale della società. Come annunciato dallo stesso S. Canavero, non sarà il trapianto di testa l'approdo definitivo di questa scalata verso il trans-umano, bensì, una volta riuscito l'intervento, si dirigerà la sperimentazione verso il trapianto di cervello.  L'obiettivo da superare è la fragilità del corpo nelle molteplici sue manifestazioni, ed è qui che “L'eco della solidità” entra in gioco.

L'autrice, Giulia Bovassi, presentando il suo volume, tenta una sorta di chiusura circolare di quanto esposto: il testo, infatti, ritorna all'identità malleabile e alla fluidità, intesa come preferibile condizione post-moderna, unica in grado di giustificare ogni spinta verso l'Oltreuomo, tensione evidente nei movimenti sopracitati, assunti come esempi eclatanti dai quali, per contrasto, suscitare un ritorno alla domanda sui nostri limiti, sulla finitezza, sofferenza, morte, e sull'uomo. Quanto detto precedentemente conferma l'alienazione da una centralità umana, esaltata per la totalità della sua natura, allo scollamento di quest'ultima in dimensioni fruibili e, perché no, sacrificabili o sostituibili. Traendo ispirazione dal concetto di «modernità liquida» coniato da Zygmunt Bauman, l'autrice rimanda all'antropologia liquida come ricerca di miglioramento, superamento e di continui, nuovi possibili, teso al punto di tramutarsi nella non-necessità dell'uomo, che cede il posto al mito del super-uomo. Post e trans-umano, minando la fecondità della sofferenza, secondo G. Bovassi, comportano il collasso di un'identità già perduta perché ribelle ad ogni sua determinazione e si rinfrancano cadendo nell'evidente, costitutiva, vulnerabilità intrinsecamente umana. Utilizzando le parole dell'autrice: «la guerra peggiore che stiamo subendo è contro il diritto di poter essere fragili di nuovo». L'equilibrio inizia a rispondere al richiamo nostalgico nel momento in cui verrà spontaneo domandarsi «quanto è troppo?».


Quanto detto dal Direttore Alberto García, è chiarificatore del fatto che post e trans-umano non coltivano immaginari distopici relegati ad un futuro debolmente ipotizzabile, essi invece costituiscono –a maggior ragione in vista dell'atteso trapianto di testa-  l'appello tuonante agli esperti, sensibili sulla problematica, affinché si possa dar vita ad una nuova attività di ricerca segnata dall'incontro fra voci dissimili, aperte a fornire un sostanziale contributo scientifico segnato da spirito critico e concorde sul rispetto imprescindibile all'essere umano, centro e fine. L'attenzione espressa con la collaborazione nella proposta formativa in questione, reclama una risposta densa al veloce susseguirsi di nuovi scenari in cui tecnica e umanità propongono inediti caratteri al loro rapporto. Una possibilità tecnico-scientifica non è mai isolata se condotta dall'uomo sull'uomo, per questo è fondamentale valutarne l'intenzionalità, le circostanze, le conseguenze e infine lo scopo, affinando lo sguardo, il giudizio, sulla sostanza di azioni guidate da una concezione distorta di “bene comune”, fedele ad un nuovo profilo umano per il quale debba venir meno l'uomo stesso, redento dalla mortalità grazie a spinte d'immortalità le cui mosse prescindono dalla domanda etica di respiro globale, affidando l'armonia ad una sorta di prevaricazione tecnologica. 

Nell'effettivo beneficio e miglioramento apportato dalla tecnica all'umanità, occorre oggi mantenere la staticità dei confini fra lecito e possibile, affinché non sia l'uomo a far decadere la sua stessa superiorità ontologica. Universalmente coinvolge la responsabilità di ciascuno l'adoperarsi per non incappare nella grave conversione di un'etica dell'uguaglianza in un'etica della disuguaglianza, conseguente all'indebolimento di concetti come normalità-anormalità, terapia, potenziamento, umano o super-umano, e gli interventi tecnici che possono sfocare la loro nitidezza intrisa nei diritti umani.  

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